28 Set

Non è un condono, per questo «costa»

La circolare 25/E del 2013 ufficializza l’affidamento all’Ucifi del compito di sperimentare la lotta all’evasione internazionale mediante la volontary disclosure di attività economiche e finanziarie illecitamente detenute all’estero. Si tratta di un percorso che deve essere considerato come un progresso verso un rapporto corretto e trasparente con la Pa, utilizzando una procedura da tempo collaudata in molti Paesi Ocse. Va subito detto che la voluntary disclosure non è un condono mascherato e neppure una sorta di scudo fiscale bis.
Non è un condono mascherato perché saranno dovute tutte le imposte evase nei periodi ancora accertabili, tenendo conto del raddoppio dei termini nel caso in cui le attività siano detenute in paradisi fiscali, e dando carico al contribuente di dimostrare, esibendo la documentazione bancaria, l’origine dei fondi per superare la presunzione che i capitali non dichiarati siano formati con redditi non assoggettati a tassazione. Non sono quindi previsti meccanismi di forfettizzazione delle imposte che nei vari condoni del passato hanno premiato l’evasione. Non si tratta di uno scudo anche perché non garantisce alcuna forma di anonimato. L’Amministrazione avrà la possibilità di monitorare anche in futuro l’impiego del denaro oggetto della disclosure….

 

di Marco Piazza – Il Sole 24 Ore

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