19 Ott

Ecco lo scudo fiscale al tempo delle larghe intese

Non è un condono ma una voluntary disclosure con regole Ocse per favorire il rientro dei capitali

È ufficiale. È un elemento di supporto della legge di stabilità. Con metodi nuovi e con il cappello dell’Ocse, ritorna (seriamente) uno dei cavalli di battaglia di Giulio Tremonti: il rimpatrio dei capitali italiani detenuti in Svizzera. L’ha detto il premier Enrico Letta durante un’intervista a Sky. L’ha ribadito il numero uno dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera durante un convegno che si è tenuto pochi giorni fa a Pavia. Ma soprattutto, dopo aver incontrato appositamente a Washington la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, l’ha spiegato il ministro Fabrizio Saccomanni ieri sera durante la conferenza stampa sulla legge di stabilità: «Dentro la legge ci sono fonti di finanziamento non quantificate ma che potranno dare un contributo importante come la normativa sul rientro dei capitali, che potrebbe dare un apporto significativo».

Il concetto è che questi capitali servono all’Italia perché vengano destinati in parte a un veicolo in grado di stimolare la crescita delle infrastrutture. Oppure alla copertura delle prossime necessità di bilancio, alias buchi. Quello che conta è che l’intenzione di organizzare una seria voluntary disclosure (così si chiama l’attività prevista dall’Ocse all’interno degli accordi Fatca) c’è. Un rimpatrio che non ha nulla a che fare con lo schema Rubik, ormai superato e senza la copertura politica della comunità internazionale….

di Sergio Paleologo – Linkiesta

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