26 Nov

Ora il private insurance spera nella «voluntary disclosure»

La raccolta assicurativa Vita parla chiaro. Il 2013 chiuderà con un segno di crescita importante. Le polizze Vita sono tornate a essere uno strumento molto gettonato agli sportelli ma anche nei salotti della consulenza private: target potenziale, i possessori di grandi patrimoni . I dati Ania mostrano un aumento del 31,5% della nuova produzione per le imprese italiane e extra Ue pari a 46,6 miliardi , a cui si aggiungono ben 9,2 miliardi raccolti in Italia da compagnie cross border domiciliate nell’Unione europea (Irlanda, Lussemburgo e altri Paesi) con un incremento del 40% rispetto ai primi nove mesi 2012. «Una certa volatilità nelle cifre è da attribuire al fatto che il numero dei soggetti “cross border” è minore e quindi le statistiche sono influenzate dall’operatività dei singoli gruppi – spiega Luigi Di Falco, responsabile Ania del Servizio Vita e Welfare–. Ma è innegabile che la polizza si stia presentando come uno strumento particolarmente adatto a determinate fasce di investitori: sono soluzioni che migliorano l’asset allocation dei clienti attenti alla tutela del patrimonio, al passaggio generazionale e alle tutele tipiche del veicolo assicurativo». Non è più solo l’investimento o l’ottimizzazione fiscale l’unico elemento che spinge il discorso assicurativo….

 

di Federica Pezzatti – Il sole 24 ore

leggi su: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-11-25/ora-private-insurance-spera-voluntary-disclosure-200341.shtml

2 thoughts on “Ora il private insurance spera nella «voluntary disclosure»

  1. Sempre in tema, anche se non strettamente collegato all’articolo, è l’applicabilità della voluntary disclosure alle cosiddette polizze assicurative illiquide, cioè le polizze, solitamente estere, che hanno come sottostante titoli fisici o altri beni.
    Sicuramente la voluntary disclosure italiana è lo strumento utile per completare percorsi che, magari, iniziarono in periodi di scudo fiscale passati e videro la polizza illiquida, al tempo, come soluzione ottimale, soprattutto in considerazione dei costi di gestione dell’asset sottostante e dei tempi ristretti degli scudi fiscali; oggi è possibile concludere il percorso iniziato con la regolarizzazione dello scudo fiscale e deve essere considerato se e come l’intervento dell’Ucifi possa essere di aiuto alla soluzione di questa tipologia di temi di fiscalità internazionale di rientro.

  2. La polizza assicurativa, estera o italiana che sia, con capitali depositati fisicamente in Italia o all’estero, è in effetti uno dei possibili assetti post voluntary disclosure.
    E’ una delle soluzioni che la clientela più richiede e per la quale è utile quindi discutere a fondo in termini di commissioni applicate dalla Compagnia (in ingresso, ordinarie ed in uscita) o dall’intermediario che riceve il deposito.
    Chiaramente è necessario stabilire prioritariamente qual è la finalità della voluntary disclosure; in poche parole serve capire se i capitali emersi devono essere immediatamente impiegati da chi pone in essere la voluntary disclosure (per finanziare società – italiane o estere che siano -, oppure supporto finanziario proprio o di familiari) oppure continuano ad avere una funzione di risparmio per il futuro, corretto fiscalmente.
    Tutte queste considerazioni non sono di interesse per l’UCIFI perchè riguardano una fase post voluntary disclosure.
    Utile fare considerazioni anche in un’ottica successoria e di pianificazione familiare.

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