18 Dic

Ancora da sciogliere il nodo sul reato di «autoriciglaggio»

In attesa del veicolo normativo destinato a ospitarla – difficilmente sarà la legge di stabilità – la “voluntary disclosure” delle attività finanziarie detenute all’estero sta prendendo una fisionomia definitiva. La questione ancora sul tavolo – e da cui dipenderebbe anche la scelta sullo strumento legislativo – è il recepimento delle conclusioni della commissione Greco, in particolare sull’ipotesi di introdurre (se, come e quando) il reato di autoriciclaggio nel codice penale. Una modifica questa che, anche a tralasciare gli aspetti epocali sulla lotta all’evasione, comporterebbe un veicolo normativo “dedicato” e comunque svincolato dalla legge di bilancio.
Ma torniamo alla “voluntary disclosure”. Dal punto di vista penale, il provvedimento esclude la punibilità per la dichiarazione infedele (articolo 4 del Dlgs 74/2000) e per l’omessa presentazione della dichiarazione (articolo 5), mentre vengono diminuite fino alla metà le pene previste per l’uso di false fatture per finalità fiscali (articoli 2 e 3). Il ridimensionamento della sanzione amministrativa, invece, varia se le attività finanziarie vengono trasferite in Italia o in stati Ue e in stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo che consentono lo scambio di informazioni con l’Italia. In questi casi lo sconto sulle sanzioni arriva fino alla metà del minimo, in caso contrario invece si fermano ad un quarto.
Il provvedimento sulla “voluntary” non incide sul principio di specialità (articolo 19 del Dlgs 74/2000). Pertanto, se la violazione è rilevante sul piano amministrativo e penale, si applicherà solo la norma speciale, che per quanto riguarda le violazioni in materia di Iva e imposte sui redditi è oramai – pacificamente – quella penale….

 

di Alessandro Galimberti – Il Sole 24 Ore

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