09 Dic

Capitali all’estero, una strada per il rientro

GLI OPERATORI CONFIDANO IN UNA NORMATIVA CHE CONSENTA IL RIENTRO DEI SOLDI DEPOSITATI FUORI DALL’ITALIA PER MIGLIORARE I MARGINI

Milano A fronte di un’economia italiana che non promette grandi balzi in avanti a breve, restano solo due vie agli operatori di private banking per crescere: la prima è erodere quote di mercato dai concorrenti o da altri segmenti (ad esempio molti detentori di grandi patrimoni non sono ancora serviti da strutture dedicate); la seconda è confidare in novità normative che aprano nuovi scenari. Da qualche settimana si parla di un possibile intervento per favorire la regolarizzazione dei capitali detenuti nei Paesi che finora hanno contato sul segreto bancario. Non si tratterà di uno scudo fiscale, ma di un processo di voluntary disclosure: in sostanza occorrerà dichiarare tutte le somme nascoste al Fisco e accettare un consistente (ma ancora da quantificare) prelievo. In cambio si eviteranno sanzioni. Trattandosi nella quasi totalità dei casi di detentori di grandi patrimoni, la prospettiva fa gola agli operatori del private banking. «È proprio in questi momenti di discontinuità, così come in ogni fase che porti con sé cambiamenti, siano essi di tipo familiare e/o aziendale, che i clienti private ricercano nel proprio gestore un interlocutore unico per tutte le esigenze di cui sono portatori, sia di tipo personale che legate all’attività imprenditoriale svolta», commenta Francesco Fanti, responsabile Area Private Banking del Gruppo Montepaschi. L’istituto senese, che è organizzato in 100 centri specialistici distribuiti in 15 regioni e gestisce….

di Repubblica

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