27 Gen

Capitali all’estero, lo scudo di Letta ha il buco incorporato

Il decreto del governo sul rientro dei capitali dall’estero è ancora vago, ma ha già un buco. Colpa dell’eredità dell’ultimo scudo fiscale, quello voluto dal governo Berlusconi nel 2009 e che ha permesso allo Stato italiano di incassare 5,6 miliardi di euro. Quello scudo aveva un trucco: permetteva agli evasori con enormi capitali nei paradisi fiscali di regolarizzare la loro posizione pagando pochi spiccioli e garantiva loro la possibilità, per i successivi cinque anni, di essere protetti da ogni contestazione.

Nella giurisprudenza tributaria si è affermata l’interpretazione più estensiva: visto che non c’è praticamente modo di chiarire quali somme sono state scudate, chiunque abbia usato lo scudo e poi sia stato sorpreso ad avere “una capacità economica non ufficiale”, come si dice in gergo, poteva sempre argomentare che le somme contestate erano proprio quelle scudate. Una specie di immunità che durava cinque anni. E, guarda caso, dopo cinque anni arriva un altro scudo fiscale o, come preferisce chiamarlo palazzo Chigi, un provvedimento sulle “Regolarizzazioni dei capitali detenuti all’estero”. Sanzioni amministrative ridotte “fino alla metà se il contribuente trasferisce i capitali in Italia o in un altro Paese dell’Unione europea o in Stati aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo che consentono un effettivo scambio di informazioni, oppure se si rilascia all’intermediario estero l’autorizzazione a trasmettere le informazioni al fisco italiano”. Chi si autodenuncia “non sarà perseguibile per omessa o infedele dichiarazione”, quanto ai reati che di solito sono dietro ogni somma accumulata in nero all’estero, “la pena è ridotta fino alla metà”. Tutti incentivi inutili se non arriverà la sempre annunciata (e mai realizzata) intesa tra Italia e Svizzera per lo scambio di informazioni. Comunque lo Stato ha già rinunciato a un tesoro da oltre 50 miliardi, protetto per sempre nei paradisi fiscali più opachi.

 

di Stefano Feltri – Il fatto Quotidiano

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