10 Gen

Indagine fiscale su Prada Il gruppo: tutto partito da noi

Pagati 420 milioni. I legali: con la voluntary disclosure via il reato

La griffe ha riportato in Italia le sue società

Anticipare la futuribile nuova legge sul rimpatrio volontario dei capitali all’estero, fino a transare 420 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate per riportare in Italia e regolarizzare fiscalmente la complessa rete di società che in Olanda e Lussemburgo costituivano la catena di controllo del gruppo Prada, a legislazione vigente non evita alla fondatrice Miuccia Prada e a suo marito Patrizio Bertelli, amministratore delegato dell’impero italiano della moda quotatosi in Borsa a Hong Kong nel 2011, di essere indagati dalla Procura di Milano per evasione fiscale: e precisamente per l’ipotesi di reato di «omessa o infedele dichiarazione», che i pm Adriano Scudieri e Gaetano Ruta contestano anche al commercialista di famiglia, Marco Salomoni. «Di indagati non sappiamo allo stato», commentano il fiscalista Stefano Simontacchi e il penalista Guido Alleva, a conoscenza invece che nella «procedura di voluntary disclosure gli atti di adesione, in ragione del superamento delle soglie di rilevanza penale, come previsto dalla legge sono stati trasmessi d’ufficio» dal Fisco «alla Procura con riferimento alla fattispecie di omessa o infedele dichiarazione». Una coda penale rispetto alla quale i Prada come persone fisiche scommettono sul futuro, e cioè sull’approvazione a breve di una legge (di cui il premier Letta ha affidato lo studio proprio al procuratore aggiunto milanese Francesco Greco) che escluderebbe la punibilità penale per il contribuente che volontariamente riporti in Italia i capitali, ne ricostruisca la genesi, indichi i professionisti gestori, e paghi tutte le imposte evase (con sanzioni inferiori alle attuali): «Le nuove norme di cui si attende l’entrata in vigore in materia di voluntary disclosure ‘ ragionano infatti i due legali di Prada ‘ dovrebbero ritenersi applicabili al caso di specie, comportando così la depenalizzazione». L’intesa con l’Agenzia delle Entrate, caldeggiata dalla Procura stessa, era stato annunciata dal gruppo Prada con il comunicato del 20 dicembre che, evocando «una cooperazione virtuosa con l’Agenzia delle Entrate» (senza però svelare l’entità della transazione), rivendicava «la volontaria iniziativa» della holding da 4.500 dipendenti «in un percorso già avviato con il fisco dal 2008» e per «coerente volontà di investire sull’Italia».

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