01 Feb

Una manovra a tenaglia per convincere gli evasori

Il cerchio si sta stringendo. Le dichiarazioni rese, pressoché in contemporanea, dal ministro delle Finanze Fabrizio Saccomanni, l’altro ieri in visita in Svizzera, e dal direttore dell’agenzia delle Entrate, Attilio Befera, all’incontro di Telefisco, disegnano una medesima strategia, ispirata a un evidente cambio di passo nella lotta all’evasione e alla detenzione illegittima di capitali all’estero. Nelle intenzioni appare chiara la volontà di abbandonare definitivamente la stagione in cui il contribuente infedele veniva blandito con significativi benefici (un costo molto contenuto della procedura di rientro dei capitali all’estero oltre che l’anonimato) per convincerlo ad aderire alla regolarizzazione della propria posizione. Benefici significativi e sconti generosi, che, sebbene accompagnati dalla recrudescenza degli strumenti di contrasto, costituivano indubbiamente il principale incentivo all’adesione dei contribuenti. La nuova direzione è invece nel senso opposto, ispirata come sembra all’idea di abbandonare la tattica della carota per concentrarsi solo sul “bastone”. La voluntary disclosure introdotta con il Dl 4/2014 non prevede quasi nessuno dei benefici che accordava la procedura di rientro dei capitali disciplinata dal Dl 78/2010: non c’è l’anonimato; c’è l’obbligo di dichiarare tutte le attività detenute all’estero nonché i mezzi con cui sono state formate; è stabilito il pagamento integrale delle imposte sulle somme che risultano evase, con le relative sanzioni; si esige il pagamento delle sanzioni per l’omessa compilazione del quadro RW.

 

di Andrea Carinci – Il Sole 24 Ore

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