22 Mar

Cesare Vento: “L’obbligo di coinvolgimento dei terzi frena la voluntary disclosure”

Il Parlamento dovrà approvare entro pochi mesi il ddl sulla regolarizzazione dei capitali detenuti illecitamente all’estero, dopo la rinuncia del Governo a proseguire sulla strada del decreto legge – Secondo Cesare Vento, esperto in trust e gestione di patrimoni, vanno corrette parecchie disposizioni del provvedimento, per conferirgli maggiore appeal.

Qualcosa da salvare, ma molto da migliorare. E’ questo il giudizio di Cesare Vento, esperto in trust e patrimoni dello studio Origoni-Grippo-Cappelli & Partners di Roma, sul testo del decreto legge sulla voluntary disclosure presentato dal Governo, ma ora al vaglio della commissione Finanze della Camera in forma di disegno di legge. Secondo il programma del Governo, il provvedimento dovrebbe essere approvato dal Parlamento entro la primavera.

Cosa c’è da salvare?
Certamente è positivo che anche in Italia, come già in vari paesi UE ed in USA, si voglia ricorrere ad un congegno normativo che incoraggi gli evasori non a continuare ad evadere, come era il caso dei vari condoni e “scudi” del passato, ma a mettersi definitivamente in regola. In questo senso, è positivo che il provvedimento non consenta il mantenimento dell’anonimato e preveda pesanti sanzioni penali in caso di disclosure parziale, cioè non di tutte le disponibilità estere in precedenza non dichiarate.

Cosa si può migliorare?
Molti aspetti. Ad esempio, le disposizioni che obbligano ad indicare altri soggetti coinvolti nella costituzione del capitale estero sono problematiche. Un conto è incoraggiare il contribuente pentito alla trasparenza verso il fisco offrendogli uno sconto sanzionatorio a condizione che paghi le imposte evase, altro conto è costringerlo, per poter regolarizzare la propria posizione, a coinvolgere altre persone, come se si trattasse di un’indagine giudiziaria.

Per esempio?
Basta pensare al caso, abbastanza frequente, del signor Rossi che, dovendo pagare un bene acquistato dal Sig. Bianchi in Italia qualche anno fa, si accordò con lui per un pagamento “estero su estero”. Se non si modifica il provvedimento, né il signor Rossi né il signor Bianchi potrebbero regolarizzare se non rivelando ciascuno la violazione dell’altro. Da un punto di vista di tecnica legislativa, in teoria sarebbe agevole risolvere questo problema consentendo la secretazione dei nominativi di provenienza e di destinazione dei movimenti del conto oggetto di disclosure. Qui tuttavia sorge un altro problema, la cui soluzione nel nuovo provvedimento è a mio avviso di particolare importanza.

Quale?
Si tratta della norma secondo cui le disponibilità non dichiarate e mantenute in Paesi blacklist, come la Svizzera, si presumono frutto di evasione, salvo che il contribuente provi il contrario. Ora, si immagini che quanto ricevuto dal signor Bianchi fosse parte del prezzo di un appartamento che possedeva da più di cinque anni, quindi non tassabile. Per poter vincere la presunzione, il signor Bianchi dovrebbe necessariamente ricostruire la vendita immobiliare e conseguentemente rivelare anche la violazione del Sig. Rossi. Più in generale, la norma sulla presunzione in questione è fonte di incertezze e molti problemi, ad esempio quello di riverberarsi in una teorica imputabilità per reato tributario basata, appunto, su una presunzione e non su fatti concreti. […]

 

di Gianluca Martelliano – FIRST online

Leggi su: http://www.firstonline.info/a/2014/03/23/cesare-vento-lobbligo-di-coinvolgimento-dei-terzi-/06878e37-ea5f-440f-aaee-b90ecf5ca4af

2 thoughts on “Cesare Vento: “L’obbligo di coinvolgimento dei terzi frena la voluntary disclosure”

  1. Pingback: Voluntary di lotta e di governo | VoluntaryDisclosure.it

  2. l’obbligo al coinvolgimento dei terzi (quello che noi chiamiamo l’effetto ragnatela delle Voluntary Disclosure) è stato, fino ad ora, uno dei motivi prudenziali per cui la clientela più si è interessata ai provvedimenti.

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