04 Mar

Uno scudo fiscale che vale 180 miliardi

A gennaio il governo ha perfezionato il Voluntary disclosure, l’ultima occasione per chi ha depositi all’estero non dichiarati di sanare la propria posizione

Ultima chiamata per il rientro di capitali dalla Svizzera: imprenditori, professionisti, redditieri falcoltosi e chiunque abbia “protetto” il proprio denaro oltreconfine sono avvertiti. Alla fine di gennaio, con un decreto approvato senza grande clamore, è stata aperta infatti una nuova via per rendere trasparenti i capitali illecitamente conservati all’estero. Correntemente la si chiama Voluntary disclosure, dichiarazione volontaria, e ha molti aspetti in comune con i precedenti quattro scudi fiscali (in realtà tre, ma l’ultimo ha avuto due fasi). Si notano, tuttavia, alcune differenze chiave rispetto al passato: il contribuente pentito non sarà coperto dall’anonimato, non pagherà un’una tantum secca ma una cifra variabile, e soprattutto sarà pressoché costretto ad aderire a questa possibilità (ultima chiamata, appunto!). Questo è un punto di assoluto rilievo: «In pratica si tratta dell’ultima possibilità per rendere trasparenti patrimoni finora sottratti al fisco italiano», dice Filippo Cappio, direttore generale di Unione Fiduciaria. «Dal 2015 la Svizzera si aprirà allo scambio di informazioni con l’Italia. Ammetterà presso le proprie banche solo depositi leciti, che pagano le tasse nel Paese d’origine, il resto sarà ‘espulso’. Ciò mette il contribuente di fronte a due alternative: rendersi trasparente da subito oppure, se la provenienza illecita dei capitali non li rende confessabili, migrare in Paesi non collaborativi, paradisi fiscali più accomodanti e più oscuri». […]

 

di Espansione Online

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