09 Giu

Quello scudo stellare sui capitali rimpatriati

Non c’è bisogno di essere iscritti al fantomatico “partito delle manette”, per esigere dal sedicente “governo del cambiamento” di Renzi una svolta nella lotta alla corruzione. Da Milano a Venezia, il ceto politico e le mosche del capitale danno prova congiunta di bancarotta etica. Rubano tutti. Sindaci insospettabili e governatori impresentabili. Magistrati delle acque e generali delle Fiamme Gialle. Grandi aziende appaltatrici e rampanti finanzieri veneti (a proposito, si indaga sull’operazione Unipol, considerata da alcuni “non all’altezza” di ingoiare un bmeoccone indigesto co Fonsai e voluta a tutti i costi dall’ex Salotto Buono di Mediobanca, si considera Cimbri “unfit” perché indagato, ma che dire di Roberto Meneguzzo, patron di Palladio appena arrestato per le mazzette del Mose, che insieme al già condannato Matteo Arpe voleva a sua volta prendersi la compagnia dei Ligresti? Era questa la brillante “soluzione di mercato” da contrapporre a quella di Unipol bollata come inquietante “soluzione di sistema”?).

Polis

Quello scudo stellare sui capitali rimpatriati

Non c’è bisogno di essere iscritti al fantomatico “partito delle manette”, per esigere dal sedicente “governo del cambiamento” di Renzi una svolta nella lotta alla corruzione. Da Milano a Venezia, il ceto politico e le mosche del capitale danno prova congiunta di bancarotta etica. Rubano tutti. Sindaci insospettabili e governatori impresentabili. Magistrati delle acque e generali delle Fiamme Gialle. Grandi aziende appaltatrici e rampanti finanzieri veneti (a proposito, si indaga sull’operazione Unipol, considerata da alcuni “non all’altezza” di ingoiare un boccone indigesto come Fonsai e voluta a tutti i costi dall’ex Salotto Buono di Mediobanca, si considera Cimbri “unfit” perché indagato, ma che dire di Roberto Meneguzzo, patron di Palladio appena arrestato per le mazzette del Mose, che insieme al già condannato Matteo Arpe voleva a sua volta prendersi la compagnia dei Ligresti? Era questa la brillante “soluzione di mercato” da contrapporre a quella di Unipol bollata come inquietante “soluzione di sistema”?).

La verità, purtroppo assai amara, è che al peggio non c’è più fine. E la politica – invece di evocare inutilmente “l’alto tradimento” dei mazzettari e di rinviare disinvoltamente le misure di contrasto – continua a blandire i mascalzoni. L’ultima conferma arriva dal nuovo testo del decreto legge sul rientro dei capitali all’estero, sul quale il Tesoro sta chiudendo in questi giorni. La nuova versione della cosiddetta “voluntary disclosure” dovrebbe vedere la luce entro il 20 giugno. Prevede un “canale agevolato” per chi decide di indirizzare il nero rimpatriato “a conferimento in attività di impresa”. Il rientro dei capitali, dunque, sarà esente dalle sanzioni per mancata dichiarazione nel quadro Rw. Saranno esclusi dalla punibilità non solo le omissioni dichiarative, ma anche i reati di frode fiscale, oltre a tutti i reati di falso, dalla scrittura privata al falso pubblico, dalla distruzione di documenti al falso in bilancio. Bene, no? Che c’è di più sano, se non incentivare gli imprenditori a re-investire sulle propria aziende in tempi di carestia industriale e occupazionale? Che c’è di più sensato, se non riportare in Italia i troppi miliardi fuggiti oltre confine e imboscati nei paradisi offshore? Peccato che, ancora una volta, siamo alla logica dei condoni e dei colpi di spugna.[…]

 

di Massimo Giannini – La Rpubblica

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