23 Lug

Rientro capitali, ok dalla commissione Finanza. Causi (Pd): “Si pagherà quanto dovuto al Fisco”

“La commissione Finanze di Montecitorio ha approvato il testo di una legge che introduce una procedura per regolarizzare i capitali detenuti da cittadini e imprese italiani all’estero, senza anonimato e pagando quanto dovuto al Fisco. Il progetto di legge ripropone i contenuti di un decreto emanato dal governo letta, ma non convertito dal parlamento, e li arricchisce sotto molti aspettì. Lo scrive in una nota il capogruppo Pd in commissione, Marco Causi. “Da un lato – spiega – la regolarizzazione spontanea permette di abbattere sanzioni e interessi, e riduce anche il rischio di conseguenze penali per eventuali reati di tipo tributario; dall’altro lato, è stato introdotto nel testo il nuovo reato di riciclaggio”.

Il nuovo reato di riciclaggio, continua Causi, “punisce anche l’autoriciclaggio, e cioè il trasferimento o l’impiego di fondi derivanti da un reato non colposo da parte di chi ha commesso il reato, e non solo, come oggi prevede il codice penale, da parte di intermediari”. […]

 

di Repubblica

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03 Lug

Rientro capitali, chi si autdenuncia non sarà punibile nemmeno per riciclaggio

Il Disegno di legge sulla “collaborazione volontaria”, con le modifiche del capogruppo Pd Causi, introduce nell’ordinamento l’autoriciclaggio. Ma coloro che si autodenunciano facendo emergere i capitali nascosti al fisco avranno diritto, fino a settembre 2015, a un paracadute sia per il nuovo reato sia per il “normale” riciclaggio. Per il M5S “pericolo che resti impunito chi si è reso responsabile di reati diversi dall’evasione”. In più un emendamento delle Minoranze linguistiche diminuisce di tre quarti, sempre nei confronti di chi si autodenuncia, le pene per la dichiarazione fiscale fraudolenta

Non solo la depenalizzazione del nuovo reato di autoriciclaggio. Chi si denuncia al fisco, facendo rientrare i capitali dall’estero o emergere il nero nazionale, non sarà punibile nemmeno per il “normale” riciclaggio di soldi sporchi. Con il rischio che vengano ripuliti – pur dichiarandoli e pagandoci su le tasse – anche i proventi di attività criminali diverse dalla “semplice” evasione. A prevedere la non perseguibilità è il nuovo testo del Disegno di legge sulla “collaborazione volontaria” o voluntary disclosure, la procedura eccezionale per regolarizzare i patrimoni non dichiarati. Testo ora in commissione Finanze alla Camera (l’approdo in Aula è atteso entro metà luglio) e in cui, con l’ok del governo, è entrata mercoledì sera la modifica dell’articolo 648-bis del Codice penale. L’emendamento, dopo un iter accidentato e molte false partenze, rende per la prima volta punibile con la reclusione da 4 a 12 anni e multe da 5mila a 50mila euro anche il reale beneficiario delle operatori di ripulitura di denaro. Per esempio l’imprenditore che reinvesta in azienda capitali precedentemente evasi. Finora in Italia questo crimine non era perseguito, perché la reimmissione nell’economia di soldi sporchi era considerata solo un “effetto collaterale” del reato da cui erano stati ottenuti i proventi illeciti. Si tratta quindi di un passo avanti, peraltro auspicato, tra gli altri, anche da Francesco Greco, procuratore aggiunto a Milano e coordinatore del pool sui reati finanziari, che ha collaborato alla stesura del testo base della disclosure. Passo per il quale ha espresso soddisfazione il nuovo direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, secondo la quale “la cosa più importante del provvedimento sul rientro dei capitali è l’introduzione del reato di autoriciclaggio” che “fa svoltare questo paese, è un mezzo di contrasto dell’evasione fortissimo e innovativo”. […]

 

di Redazione Il Fatto Quotidiano

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05 Mag

L’esodo silenzioso verso Chiasso

Una volta arrivavano soprattutto i capitali. Poi l’occhiuta repressione di Equitalia e, soprattutto, la sostanziale fine del segreto bancario elvetico ne hanno bloccato il flusso. Adesso invece, da almeno sei o sette anni, in Svizzera si trasferiscono soprattutto le attività (industriali e professionali) e, con esse, le famiglie dei proprietari.

Da quando, prima, la crisi dell’Eurozona (dal 2007) e, poi, l’ipertassazione avviata dall’ultimo Governo Berlusconi e appesantita da quelli che gli sono succeduti (dal 2010-2011) hanno messo a dura prova la sopravvivenza di moltissime piccole e medie aziende o studi professionali in Italia, molti nostri connazionali hanno trovato una boccata d’ossigeno nella vicina Confederazione.

 Un piccolo esodo, per sopravvivere. Certo, in Svizzera vi è un diffuso malcontento verso i lavoratori frontalieri e i “padroncini”, gli artigiani italiani che vanno a lavorare in Ticino a prezzi più bassi sottraendo lavoro agli svizzeri. Solo pochi mesi fa è passato un referendum, promosso dalla Lega dei Ticinesi, che impone al Governo federale di approvare, entro tre anni, contingentamenti all’afflusso di lavoratori stranieri. Ma imprenditori, professionisti e redditieri sono ancora benvenuti. Anche nei Comuni amministrati dalla Lega. Perché portano posti di lavoro e ricchezza. Non è un caso se molte imprese italiane, soprattutto quelle esistenti nella fascia di confine (le province di Varese, Como e Sondrio), negli ultimi anni hanno aperto siti produttivi e succursali in Canton Ticino. […]

 

di Alberto Ronchetti – Il Sole 24 Ore

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03 Mag

«Disclosure», spunta l’ipotesi estensione ai capitali in Italia

Mentre il nuovo reato di autoriciclaggio pare avviato a prendere finalmente forma – dopo i tanti stop and go degli ultimi mesi, il provvedimento potrebbe approdare al Consiglio dei ministri di mercoledì – tra le pieghe dell’iter che è in corso al Comitato ristretto istituito alla Camera sul disegno di legge per il rientro dei capitali sta maturando anche un clamoroso raddoppio della voluntary disclosure.
Nei progetti di legge che sono radicati a Montecitorio si sta, infatti, facendo strada l’ipotesi di aprire una via veloce – ma non condonatoria – per l’emersione del nero “storico” occultato in Italia.
Il percorso che porta al possibile “raddoppio” della “vd” (in realtà entrambe le versioni non sono altro che un’applicazione “declinata” dell’istituto stranoto del ravvedimento operoso) parte dalla considerazione che, se lo scopo è rimettere nel circuito dell’economia sana capitali oggi non facilmente utilizzabili, forse allora è l’occasione giusta per dare una chance anche a chi, nel tempo, il nero lo ha occultato in Italia tra cassette di sicurezza e cassaforti. Ipotesi, questa, che non trova smentite ufficiali: «Il problema di armonizzare il trattamento di chi ha trasferito risorse all’estero rispetto a chi lo ha fatto rimanendo tra i confini di casa esiste – dice Giovanni Sanga, il relatore ai progetti di legge passati in carico al Comitato ristretto – e questa è probabilmente l’occasione giusta per risolverlo».
Sanga sottolinea che in ogni caso la nuova versione (o versioni) dell’emersione dei capitali «non sarà un condono, ma un’applicazione aggiornata del ravvedimento operoso. Credo che questo non solo potrebbe sbloccare risorse congelate ed “estraniate” dal sistema economico da tempo, ma anche incontrare la convenienza di chi desidera rimettere in circolo i propri risparmi». […]

 

di  Alessandro Galimberti – Il Sole 24 Ore

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