16 Ott

Pace fiscale – condono – contante – 20%

Si paga il 20% di quanto regolarizzato.
Al massimo 100 mila euro per anno e comunque non di più del 33% del reddito dichiarato nell’anno precedente.
Si possono ripresentare le dichiarazioni aperte ma al massimo quella del 2016. Il 2017 è fuori.
Si paga ad aprile e maggio 2019.

31 Gen

Perché tanti pregiudizi sulla voluntary disclosure?

La voluntary disclosure non è un condono né uno scudo fiscale: mette in chiaro le cose con il fisco

Il messaggio che emerge in questi giorni leggendo la stampa nazionale è che la cosiddetta voluntary disclosure sia una forma di condono, che consente a chi ha detenuto irregolarmente capitali all’estero di sistemare la propria posizione con il fisco pagando una sanzione pari a circa il 12% del capitale, cinque punti in più di quanto previsto dall’ultimo scudo fiscale (7% per le ultime adesioni). Non è così. La voluntary disclosure, così come prospettata dal disegno di legge licenziato dal Consiglio dei Ministri del 24 gennaio 2014, prevede un trattamento premiale per chi si autodenuncia al fisco, mettendo in chiaro la propria posizione e accettando di pagare le imposte evase, con le relative sanzioni e interessi […]
di Massimo Caldara – Linkiesta
30 Gen

Voluntary disclosure in vigore: pro e contro dell’adesione

La voluntary disclosure è in vigore dal 29 gennaio 2014: quanti non hanno ottemperato agli obblighi regolati dalle disposizioni sul monitoraggio fiscale, previsti entro il 31 dicembre 2013, dovranno valutare i pro e i contro derivanti dalla procedura di collaborazione volontaria, prima di decidere se aderirvi o meno.

Nell’ambito delle misure urgenti di contrasto al traffico illecito di capitali, al riciclaggio e per il recupero della base imponibile, un ruolo rilevante dovrebbe essere assunto dalla nuova procedura di “collaborazione volontaria”, varata dal Governo che ha integrato il DL n. 167/1990, che contiene la disciplina del monitoraggio fiscale.

Da più parti è stato evidenziato che la disciplina in commento non costituisce né un condono né una nuova edizione dello scudo fiscale benché abbia delle similitudini con ciascuno dei due istituti.

Nelle prossime settimane i soggetti che non abbiano ottemperato agli obblighi regolati dalle disposizioni sul monitoraggio fiscale, previsti entro il 31 dicembre 2013, dovranno valutare i pro ed i contro derivanti dall’adesione alla procedura di “collaborazione volontaria”, prima di decidere in proposito….

 

di Giuseppe Molinaro – Ipsoa

leggi su: http://www.ipsoa.it/Fisco/voluntary_disclosure_in_vigore_pro_e_contro_dell_adesione_id1154975_art.aspx

27 Gen

Elogio della versione italiana del voluntary disclosure

 

Si parla molto in questi giorni se sia stato giusto o meno introdurre in Italia la cosiddetta regolarizzazione volontaria (cd. “voluntary disclosure”) grazie alla quale sarà possibile la riduzione delle sanzioni per omessa o carente dichiarazione delle attività detenute all’estero. Cerchiamo di capire meglio e di porci in una prospettiva comparativa.

ESEMPI ESTERI
Se si guarda alle esperienze internazionali si vede come molti altri paesi OCSE abbiano già adottato uno schema simile. Tra questi ricordiamo Regno Unito, Francia, Germania e Stati Uniti. Negli USA, come avviene spesso, hanno implementato la normativa più raffinata che permette di regolarizzare redditi offshore, pagando imposte, interessi e sanzioni ridotte e l’esclusione della rilevanza penale delle sanzioni.

LE DIFFERENZE CON IL CONDONO
Perché, dunque, questa apertura in legislazioni cosi attente al contrasto all’evasione e all’elusione fiscale? Perché il voluntary disclosure non assomiglia al vecchio “scudo fiscale”, non è un condono anonimo. Per due motivi. Si deve andare, a volto scoperto e mettendo le carte sul tavolo, a parlare con l’Agenzia delle Entrate e il costo di questa regolarizzazione in molti casi non sarà banale.

GLI EFFETTI SUL CONTRIBUENTE
La voluntary disclosure, infatti, se da un lato comporta uno sconto, come ci è stato richiesto dall’OCSE, sulle violazioni relative al monitoraggio valutario e l’esenzione dai reati tributari di infedele e omessa dichiarazione dei redditi dall’altro farà pagare tutte le imposte normalmente se quanto detenuto all’estero è frutto di evasione fiscale. Il contribuente, a conti fatti, può arrivare a dover versare fino al 70% delle somme non dichiarate….

 

di Andrea Tavericchio – Formiche.net

Leggi su: http://www.formiche.net/2014/01/27/elogio-della-versione-italiana-del-voluntary-disclosure/

26 Gen

Voluntary Disclosure, più che uno scudo uno scudetto. Invece serve uno shock svizzero

La tecnica è conosciuta.

Campagna politica e mediatica per far credere che veramente stavolta i paradisi fiscali abbiano le ore contate, per spaventare chi abbia soldi all’estero mai dichiarati nel modello RW del modello unico/730 per poi proporgli una soluzione amichevole, last minute, sotto forma di condono o scudo fiscale.

E’ già successo in passato, con lo scudo Tremonti, che produsse un discreto risultato di adesione volontaria a cui però non seguì alcun oscuramento dei paradisi fiscali (se non per il caso di San Marino): oggi ci riprova il governo Letta che spera di far rientrare almeno 50 miliardi di euro dei 200 che Bankitalia stima essere il Tesoro dei pirati fiscali italiani oltre frontiera. Viene da giorni annunciato come imminente un mega accordo di scambio informazioni con la Svizzera, il paradiso numero uno per l’Italia ma poche ore fa è stata anche lanciata l’ultima ciambella di salvataggio con la “voluntary disclosure” approvata in un decreto governativo.

Perché stavolta lo scudo è differente?

Perché stavolta, complice più la determinazione e la strada tracciata da paesi quali USA e Germania che non la blanda volontà italiana, forse un accordo con la Svizzera è davvero imminente e già da mesi sembra tirare un’aria nuova, magari più per le vie informali (oggi se un cittadino italiano porta una borsa di contanti in una banca a Lugano o Chiasso verrà cortesemente invitato a fare un bonifico in chiaro dalla sua banca in Italia, a meno che le borse diventino valigie, supponiamo…) che non necessariamente per le ratifiche formali tra parlamenti; e poi perché rispetto al regalo scandaloso di Tremonti che chiedeva solo una modesta tassazione degli interessi maturati sui capitali ma niente sull’imponibile sottratto al fisco, questa volta lo Stato Italiano chiederà indietro tutte le imposte non pagate sul 100% del capitale evaso, limitandosi a fare uno sconto sulle sanzioni amministrative e penali ma pretendendo tutta l’IRPEF non pagata quando i capitali si sono formati in Italia prima di essere trasportati clandestinamente all’estero. Quindi non parliamo di un vero e proprio condono e nemmeno di un grande scudo, diciamo che si tratta di uno “scudetto”.

Enrico Letta ha detto di aspettarsi una spontanea dichiarazione di almeno 1/4 dei capitali detenuti all’estero, piu o meno 50 miliardi di dichiarazione da cui potremmo aspettarci qualcosa tipo 15-20 miliardi di imposte arretrate….

di Paolo Landi – Panorama

Leggi su: http://blog.panorama.it/economica/2014/01/26/voluntary-disclosure-piu-che-uno-scudo-uno-scudetto-invece-serve-uno-shock-svizzero/