23 Lug

Rientro capitali, ok dalla commissione Finanza. Causi (Pd): “Si pagherà quanto dovuto al Fisco”

“La commissione Finanze di Montecitorio ha approvato il testo di una legge che introduce una procedura per regolarizzare i capitali detenuti da cittadini e imprese italiani all’estero, senza anonimato e pagando quanto dovuto al Fisco. Il progetto di legge ripropone i contenuti di un decreto emanato dal governo letta, ma non convertito dal parlamento, e li arricchisce sotto molti aspettì. Lo scrive in una nota il capogruppo Pd in commissione, Marco Causi. “Da un lato – spiega – la regolarizzazione spontanea permette di abbattere sanzioni e interessi, e riduce anche il rischio di conseguenze penali per eventuali reati di tipo tributario; dall’altro lato, è stato introdotto nel testo il nuovo reato di riciclaggio”.

Il nuovo reato di riciclaggio, continua Causi, “punisce anche l’autoriciclaggio, e cioè il trasferimento o l’impiego di fondi derivanti da un reato non colposo da parte di chi ha commesso il reato, e non solo, come oggi prevede il codice penale, da parte di intermediari”. […]

 

di Repubblica

Leggi su: http://www.repubblica.it/economia/2014/07/23/news/rientro_capitali_ok_dalla_commissione_finanza_causi_pd_si_pagher_quanto_dovuto_al_fisco-92215431/

 

11 Lug

Rientro dei capitali: scocca l’ora della collaborazione volontaria

Riparte l’iter parlamentare della legge sul rientro dei capitali. Non è un condono né uno scudo, ma una collaborazione volontaria con il fisco. L’efficacia dipende dalla credibilità della minaccia di migliori capacità di accertamento. Le sanzioni e i possibili effetti collaterali.

COS’È LA COLLABORAZIONE VOLONTARIA

Sembra accelerare il percorso parlamentare del disegno di legge sul rientro dei capitali dall’estero. Dopo l’approvazione in commissione Finanze, il testo potrebbe essere calendarizzato per l’aula già nella terza settimana di luglio.
Il disegno di legge introduce nell’ordinamento la disciplina della collaborazione volontaria (cosiddetta voluntary disclosure) in materia fiscale: i soggetti che hanno omesso di dichiarare attività e beni detenuti all’estero e i relativi redditi potranno sanare la propria posizione fornendo tutte le informazioni sia sugli investimenti sia sui redditi che servirono per costituirli o acquistarli e accettando di pagare in un’unica soluzione le imposte eventualmente accertate su tali redditi e le relative sanzioni. Il contribuente che presenterà istanza di collaborazione volontaria otterrà delle riduzioni sulle sanzioni pecuniarie e penali.

UN NUOVO CONDONO?

Sebbene la voluntary disclosure preveda delle riduzioni nelle sanzioni, non è sicuramente una riedizione dei condoni varati ripetutamente nel 2001, 2003 e 2009 su iniziativa del ministro Tremonti e noti come “scudi fiscali”. Lo scudo fiscale consentiva al contribuente di sanare una serie di irregolarità relative all’esportazione di capitali all’estero pagando un’imposta straordinaria con aliquote sintetiche (comprensive di sanzioni e interessi) relativamente basse (nel 2009 l’imposta è stata pari al 5 per cento del valore delle attività scudate). Non c’era nessun tentativo di recuperare le imposte eventualmente evase sui redditi che avevano generato i capitali irregolarmente detenuti all’estero. Al contrario al contribuente che aveva regolarizzato capitali frutto di evasione fiscale era garantito uno “scudo” da opporre a eventuali futuri accertamenti. Inoltre, lo “scudo” consentiva al contribuente di mantenere l’anonimato rispetto all’amministrazione finanziaria.
Questi due elementi sono assenti nella proposta di voluntary disclosure attualmente in discussione in parlamento, che si basa invece su una “confessione piena” da parte del contribuente e sull’accertamento delle basi imponibili eventualmente evase.

PERCHÉ ORA?

Negli ultimi anni, i programmi di voluntary disclosure sono stati adottati da un numero crescente di paesi, compresi quelli maggiori industrializzati (Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti). Anche l’Ocse ha promosso queste politiche formulando delle linee guida. (1)
Le ragioni fondamentali di questa diffusione sono sostanzialmente due. La prima è la necessità di accelerare il recupero del gettito perso a causa dell’evasione per far fronte alle necessità di consolidamento dei conti pubblici.
La seconda è il radicale mutamento che sta avvenendo al livello internazionale nello scambio di informazioni. L’impulso fondamentale è venuto dagli Stati Uniti con il Foreign Account Tax Complicance Act (Facta) che obbliga le istituzioni finanziarie estere a comunicare alle autorità fiscali statunitensi le informazioni sui conti esteri detenuti da clienti americani, pena l’applicazione di una ritenuta del 30 per cento su tutti i redditi di origine statunitense percepiti dagli intermediari.
La svolta americana ha dato grande impulso all’iniziativa dell’Ocse, che lo scorso gennaio ha pubblicato un common reporting standard per lo scambio automatico di informazioni fiscali. Quarantaquattro paesi, fra cui l’Italia, si sono impegnati ad adottare lo standard Ocse entro il 2017. Sembra quindi consolidarsi un modello in cui lo scambio di informazioni fra amministrazioni fiscali non è più volontario, bensì automatico. Le amministrazioni nazionali possono quindi sfruttare la minaccia di una maggiore capacità di accertamento per convincere i contribuenti a regolarizzare le proprie posizioni evitando i costi generati dall’accertamento e dal contenzioso.

LA VIA ITALIANA ALLA VOLUNTARY DISCLOSURE

I programmi di voluntary disclosure sono efficienti se consentono di giungere ad accordo con il contribuente evitando i costi relativi all’accertamento e al contenzioso. Come osserva l’Ocse, per raggiungere questo obiettivo i programmi devono individuare un difficile equilibrio fra la necessità di fornire sufficienti incentivi all’emersione e l’esigenza di non premiare o incoraggiare l’evasione. Un semplice condono (come lo scudo fiscale) fornisce un forte incentivo ad aderire, ma nella misura in cui premia chi ha evaso produce anche un forte incentivo a evadere in futuro, in attesa del successivo condono. Il risultato finale può essere un aumento temporaneo del gettito a costo di una riduzione strutturale delle entrate.
La difficoltà nell’individuare tale equilibrio è una delle ragioni degli intoppi che il provvedimento ha incontrando nel percorso parlamentare. In effetti, la norma sulla voluntary disclosure era già contenuta nel decreto legge n. 4 del gennaio 2014, ma la Commissione finanze l’aveva stralciata durante l’esame del provvedimento, ritenendo che la formulazione originaria non fosse particolarmente attraente soprattutto per i piccoli patrimoni.
Il testo licenziato dalla Commissione la scorsa settimana tenta di bilanciare i diversi incentivi, agendo soprattutto sulle sanzioni penali. Si inaspriscono le sanzioni in caso di evasione, attraverso l’estensione del reato di riciclaggio ai casi di reimpiego di denaro sottratto al fisco (cosiddetto autoriciclaggio). In altri termini, chi commetterà una violazione penale tributaria dovrà rispondere sia del reato tributario sia di quello di riciclaggio. Ad esempio, nel caso di dichiarazione infedele che comporti un’imposta evasa superiore ai 50mila euro, il contribuente rischierà da uno a tre anni per il reato tributario e dai due agli otto anni di reclusione per il reato di riciclaggio.
L’inasprimento delle sanzioni è stato però accompagnato da un aumento degli “sconti” in caso di collaborazione volontaria. Il contribuente che dichiari spontaneamente al fisco i capitali irregolarmente detenuti all’estero vedrà ridotte le sanzioni relative alla frode fiscale a un quarto, con la possibilità che la pena carceraria sia convertita in una multa, e non sarà punibile per il reato di autoriciclaggio.

FUNZIONERÀ?

Ma chi sono i destinatari della voluntary disclosure? La Banca d’Italia ha stimato che alla fine del 2008 l’importo dei capitali esteri non dichiarati e riconducibili a soggetti residenti in Italia fosse compreso in una forchetta tra i 124 e 194 miliardi di euro. (2) Questi dati, nonostante la loro aleatorietà, suggeriscono che l’entità dei capitali irregolarmente detenuti all’estero possa essere ancora consistente nonostante l’ultimo scudo fiscale del 2009 abbia portato alla regolarizzazione di circa 100 miliardi di euro. Il bacino dei potenziali destinatari del provvedimento è formato da chi non ha regolarizzato la propria posizione nel 2009 e da coloro che hanno commesso delle irregolarità successivamente a tale data.
Difficile fare previsioni sulle adesioni e sul possibile recupero di gettito. La voluntary disclosure segue una filosofia diversa dai condoni e punta non tanto sulla convenienza derivante dalle ridotte pretese del fisco, quanto sulla minaccia di un miglioramento delle capacità di accertamento e su un inasprimento delle sanzioni. Molto dipenderà quindi dalla credibilità della minaccia, in particolare dall’effettiva attuazione dei meccanismi di scambio di informazioni automatico fra autorità fiscali. […]

 

di – La voce

Leggi su: http://www.lavoce.info/rientro-dei-capitali-collaborazione-volontaria/

20 Mar

Rientro capitali in Svizzera, il governo Renzi spera di incassare 8 miliardi di euro

La voluntary disclosure resta un elemento importante per le finanze italiane anche col governo Renzi.

Con la voluntary disclosure, ovvero la procedura di rientro dei capitali all’estero in conti correnti, conti deposito o altro non dichiarati al Fisco italiano, il governo di Matteo Renzi (come prima quello Letta) spera di trovare qualche miliardo da utilizzare per diverse misure importanti. In particolare, con il rientro dei capitali in Svizzera potrebbe incassare fino ad 8 miliardi di euro in due anni che andrebbero a confluire nel necessario “tesoretto” per le coperture finanziarie del tanto discusso Jobs Act.

Questo è quanto trapela negli ultimi giorni a proposito dell’accordo Italia-Svizzera sullo scambio di informazioni fiscali, che sta subendo un’accelerazione e che potrebbe venire firmato a breve.

Fino ad un mese fa c’erano infatti sul tavolo delle trattative tra Roma e Berna tre importanti questioni, ovvero la cancellazione della Svizzera dalla “lista nera” italiana, quella del libero accesso al mercato italiano da parte delle banche svizzere, quella del regime fiscale dei lavoratori frontalieri, ora ormai in dirittura di arrivo. […]

 

di Christian Citton – Blasting.News

Leggi su: http://news.supermoney.eu/investimenti/2014/03/rientro-capitali-in-svizzera-il-governo-renzi-spera-di-incassare-8-miliardi-di-euro-0076005.html

 

20 Mar

Evasione fiscale, abolito il segreto fiscale in 44 Paesi

Addio al segreto bancario. Per 44 stati sarà avviato lo scambio automatico di informazioni fiscali per una più efficace lotta all’evasione internazionale. Diversi Paesi, tra cui l’Italia, si sono impegnati ad implementare il nuovo standard globale sullo scambio automatico di informazioni fiscali. “Una pietra miliare per la lotta all’evasione – commenta il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan-che porterà ad un cambiamento radicale nella nostra capacità di contrastare e scoraggiare l’evasione fiscale”. Lo scopo dell’adozione di uno standard globale, sottolinea il titolare di via XX settembre punta a “rimuovere i sicuri rifugi per tutti coloro che cercando di evadere le tasse”.

La strategia del Fisco – Il piano prevede un ribaltamento totale degli standard sul segreto bancario. Insomma tra gli Stati che aderiscono all’accordo non ci saranno più segreti e sui conti correnti e sui depositi bancari. La road map prevede che gli intermediari finanziari raccoglieranno le informazioni sia sui conti intrattenuti al 31 dicembre 2015 che su quelli aperti successivamente mentre il primo scambio di informazioni tra autorità fiscali sarà nel 2017. Tra gli Stat che hanno aderito non figura la Svizzera, dove vengono depositati gran parte dei capitali italiani detenuti illegalmente all’estero. […]

 

di Libero

Leggi su: http://www.liberoquotidiano.it/news/11575319/Lotta-anti-evasione–si-allo.html

 

 

 

11 Mar

Trasparenza delle banche monegasche col Fisco italiano: ecco il voluntary “disclosure”

L’evoluzione normativa degli ultimi anni in materia di riciclaggio, i recenti accordi presi durante il G20 e le pressioni della Comunità Europea stanno spingendo il Principato di Monaco ad una maggiore trasparenza

Dopo la segnalazione di alcuni nostri Associati, riguardo la richiesta da parte delle loro rispettive banche Monegasche di una sottoscrizione di una sorta di autorizzazione allo scambio di informazioni con le Autorità fiscali Italiane sui relativi conti detenuti dai loro clienti da presentare presumibilmente a partire dal 2015, la nostra Associazione vuole fare un po’ di chiarezza e vuole ricordare ai frontalieri ed ai pensionati frontalieri quali siano i diritti ma anche i doveri in materia fiscale che ci riguardano.

L’evoluzione normativa degli ultimi anni in materia di riciclaggio, i recenti accordi presi durante il G20 e le pressioni della Comunità
Europea stanno spingendo il Principato di Monaco ad una maggiore trasparenza nella gestione del risparmio e quindi ad aderire allo scambio di informazioni in materia fiscale con i paesi della Comunità Europea. […]

 

di Riviera24.it

Leggi su: http://www.riviera24.it/articoli/2014/03/11/172576/trasparenza-delle-banche-monegasche-col-fisco-italiano-ecco-il-voluntary-disclosure

28 Feb

Ecco come Credit Suisse aiutava i clienti americani a frodare il fisco

Più che da banchieri si sarebbero comportati da James Bond dell’alta finanza. Funzionari di Credit Suisse, stando a un nuovo rapporto del Senato americano, hanno fatto ricorso a elaborati sotterfugi per aiutare i clienti americani a nascondere al fisco miliardi di dollari.
Tra le tattiche descritte: una speciale “depandance” all’aeroporto di Zurigo per accogliere l’atterraggio […]

 

di Il Sole 24 Ore

leggi su: http://www.banchedati.ilsole24ore.com/doc.get?uid=finanza-FM20140227032GAA

19 Feb

Fisco, margini ridotti per aumentare le tasse sulle rendite

Non si può certo affermare che l’area delle rendite finanziarie sia un’oasi felice per i contribuenti. Se così poteva apparire un paio di anni fa, oggi la situazione è radicalmente cambiata e misure che vadano a incrementare il prelievo su interessi e plusvalenze, come prospettato nel Jobs Act presentato dal Presidente del Consiglio incaricato, Matteo Renzi, qualche settimana fa, […]

 

di Marco Bellinazzo – Il Sole 24 Ore

leggi su: http://24o.it/qKkJc