22 Apr

Forfait sui «vecchi» depositi

Il rientro dei capitali trova un nuovo nodo da scogliere: la compatibilità con le regole comunitarie delle modifiche allo studio del Parlamento dopo lo stop che è arrivato alla versione originaria della voluntary. Il timore è chiaro: più l’operazione somiglierà a un condono più facilmente potrà incorrere nelle critiche di Bruxelles. E il problema emerge proprio ora che si stanno per tirare le fila delle proposte. Qui si gioca la partita che coinvolge Bruxelles: l’Italia, in passato, è stata bacchettata sui condoni proprio per aver “coinvolto” in sanatorie molto ampie anche l’Iva che è pur sempre un’imposta comunitaria. Il primo chiarimento è previsto per dopodomani: giovedì, infatti, si riunirà il comitato ristretto istituito alla commissione Finanze dalla Camera. Sul tavolo il testo di Marco Causi (Pd) che ripropone il progetto del Governo presentato nel Dl 4, poi convertito solo in parte. Che dovrà misurarsi con il testo proposto dal presidente della commissione, Daniele Capezzone, e con la posizione del Governo.
La campagna per il rientro dei capitali dall’estero si iscrive in un movimento finalizzato alla lotta all’evasione internazionale che trova la base nelle indicazioni arrivate dall’Ocse. Questo movimento ha spinto, in una prima fase, anche l’Italia a facilitare il più possibile i rientri (con l’utilizzo più ampio possibile di ravvedimenti e sconti sulle sanzioni). In seguito, con il Dl 4, il Governo ha puntato a rendere ancora più efficace l’operazione. Le regole sul rientro sono state poi stralciate e la parola è passata al Parlamento. Finora ci sono state circa 200 adesioni per incassi “prenotati” già rilevanti, nell’ordine di alcune centinaia di milioni di euro. In relazione al vecchio Dl le critiche degli operatori si sono concentrate su una serie di punti. Da un lato la necessità di rendere più efficace lo sconto penale riconosciuto a chi emerge e, dall’altro, quella di evitare riflessi per soggetti terzi (per esempio i professionisti). Un peso rilevante lo occupa il problema dell’abbattimento di imposte e sanzioni per chi rientra, sia nella forma dello sconto generale, sia in quella del forfait per capitali di valore limitato. […]

 

di Jean Marie Del Bo – Il Sole 24 Ore

Leggi su: http://www.ilsole24ore.com/art//2014-04-22/forfait-vecchi-depositi-063823.shtml

07 Mar

Rientro dei capitali, ipotesi forfait

I depositi più contenuti potrebbero pagare una percentuale tra il 18 e il 25% – CONTRO IL DENARO SPORCO – Il direttore delle Entrate Befera ha ribadito la necessità di inserire nella legge il reato di autoriciclaggio

Forfettizzare il rimpatrio dei capitali con un’aliquota fissa – tra il 18 e il 25% – quantomeno per i “piccoli depositi”, vale a dire, in questo contesto, per gli importi fino a due o tre milioni di euro.
Nel giorno conclusivo delle audizioni alla Commissione finanze della Camera per la conversione del dl 4/2014 (voluntary disclosure) e appena dopo l’intervento del direttore dell’agenzia delle Entrate, Attilio Befera (che aveva ribadito la logica e gli obiettivi dei nuovi rimpatri), torna a salire il pressing delle categorie per rendere appetibile la collaborazione alla base della platea “esterovestita”.
Si tratta di (molte) migliaia di posizioni, basate principalmente in Svizzera, a forte rischio di finire esodate dal 1° gennaio 2015, quando cioè le banche oltralpe avranno portato a termine il programma di compliance fiscale verso […]

 

di Alessandro Galimberti – Il Sole 24 Ore

Leggi su: http://www.banchedati.ilsole24ore.com/doc.get?uid=sole-SS20140307021BAA

22 Gen

Rientro di piccoli capitali con prelievo a forfait

Nel provvedimento normativo che regolerà la voluntary disclosure in Italia – un decreto legge per il patteggiamento fiscale dei capitali in nero all’estero, pronto e annunciato dalla metà del dicembre scorso ma ancora fermo ai box – spunta anche una versione “light” per capitali (relativamente) piccoli. Allo studio del Mef c’è infatti una procedura standardizzata, ultra–semplificata e con trattamento forfettario che raggiunge l’obiettivo di «costi fissi e ragionevoli» e che – come e più della sorella maggiore – garantirebbe il contribuente da sorprese sul versante penale e quindi dalla retrodatazione dell’accertamento fiscale. Il target dei tecnici ministeriali, a quanto si apprende, è mirato su patrimoni da regolarizzare compresi nella forchetta di 500mila/1 milione di euro, che è poi il grosso della popolazione numerica – ma comunque non di ammontare – dei contribuenti “esterovestiti”. Il vantaggio della “mini–voluntary”, ammesso che passi indenne gli step di approvazione interna, starebbe nella semplicità della procedura e nell’applicazione di sanzioni “a forfait” (applicate su aliquote assimilabili ai rendimenti di capitale, 12,5 o 20%), risolvendo inoltre il problema della compliance fiscale dei piccoli risparmiatori e consentendo infine agli uffici periferici delle Entrate di evitare i problemi di calcolo dei grandi patrimoni (dalla ricostruzione dello storico ai movimenti infrannuali, le aperture di nuove posizioni, il calcolo delle aliquote di rendimento successive alla costituzione del deposito).
L’avanzamento dei lavori del cantiere “voluntary” è stato al centro ieri di una incontro promosso a Lugano da Unione Fiduciaria, non a caso su una piazza finanziaria che già ora sta facendo i conti con un quadro internazionale destinato a modificarne profondamente il dna….

 

Di Alessandro Galimberti – Il Sole 24 Ore

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