03 Ott

Manovra per il 2019: dichiarazione integrativa al 20% e voluntary del contante?

Non dovrebbero arrivare subito queste novità, ma dopo un nuovo accordo di maggioranza. Si potranno integrare le dichiarazione dei redditi dal 2013 (e l’IVA e i contributi?) fino ad un massimo di € 500.000,00 (per anno o complessivi?). A questo provvedimento sarebbe collegata la VD del denaro contante, sempre al 20% di penalità. Chi ha € 100.000,00 in contanti, ne versa allo Stato € 20.000,00 e il resto lo versa in banca.

28 Lug

Sanzione unica per il quadro RW

Le violazioni legate al quadro RW devono essere riunite nel principio del cumulo giuridico delle sanzioni. E questo vale per tutti i tipi di violazioni, sia quelle relative al monitoraggio fiscale che quelle riguardanti l’imposta sugli immobili (Ivie) e sulle attività finanziarie fuori dall’Italia (Ivafe).
Le modifiche
Da quest’anno il quadro RW della dichiarazione dei redditi accoglie sia i dati per il monitoraggio delle attività all’estero che quelli necessari a individuare quanto dovuto per Ivie/Ivafe. Soprattutto in conseguenza di tale modifica procedurale, si può ritenere che quando vengono commesse più violazioni (quindi sia relative al monitoraggio fiscale che ai fini Ivie/Ivafe) legate alle attività detenute all’estero debba valere il principio del cumulo giuridico in base al quale trova applicazione un’unica sanzione (debitamente elevata) per più violazioni.
Peraltro, andrebbe considerato che lo stesso principio del cumulo giuridico delle penalità deve trovare applicazione anche quando entra in gioco la tassazione presuntiva sotto il profilo Irpef per le attività non dichiarate in violazione del monitoraggio fiscale (articolo 6 del Dl 167/1990), ora ampliata a tutti gli investimenti e le attività estere di natura finanziaria.
Del principio del cumulo giuridico delle penalità andrebbe attentamente tenuto conto anche con riferimento alla futura voluntary disclosure (così come delineato dall’atto Camera 2247 dopo gli emendamenti approvati dalla commissione Finanze).
L’applicazione
La disciplina del cumulo giuridico non è di facile comprensione. La norma (articolo 12 del Dlgs 472/1997) prevede l’applicazione di un’unica sanzione, debitamente elevata, nell’ipotesi di concorso formale e materiale, così come quando si commettono più violazioni che, nella loro progressione, tendono a pregiudicare la determinazione del tributo o di diversi tributi. […]

 

di Dario Deotto – Il Sole 24 Ore

leggi su: http://24o.it/HZiAxh

11 Lug

Rientro dei capitali: scocca l’ora della collaborazione volontaria

Riparte l’iter parlamentare della legge sul rientro dei capitali. Non è un condono né uno scudo, ma una collaborazione volontaria con il fisco. L’efficacia dipende dalla credibilità della minaccia di migliori capacità di accertamento. Le sanzioni e i possibili effetti collaterali.

COS’È LA COLLABORAZIONE VOLONTARIA

Sembra accelerare il percorso parlamentare del disegno di legge sul rientro dei capitali dall’estero. Dopo l’approvazione in commissione Finanze, il testo potrebbe essere calendarizzato per l’aula già nella terza settimana di luglio.
Il disegno di legge introduce nell’ordinamento la disciplina della collaborazione volontaria (cosiddetta voluntary disclosure) in materia fiscale: i soggetti che hanno omesso di dichiarare attività e beni detenuti all’estero e i relativi redditi potranno sanare la propria posizione fornendo tutte le informazioni sia sugli investimenti sia sui redditi che servirono per costituirli o acquistarli e accettando di pagare in un’unica soluzione le imposte eventualmente accertate su tali redditi e le relative sanzioni. Il contribuente che presenterà istanza di collaborazione volontaria otterrà delle riduzioni sulle sanzioni pecuniarie e penali.

UN NUOVO CONDONO?

Sebbene la voluntary disclosure preveda delle riduzioni nelle sanzioni, non è sicuramente una riedizione dei condoni varati ripetutamente nel 2001, 2003 e 2009 su iniziativa del ministro Tremonti e noti come “scudi fiscali”. Lo scudo fiscale consentiva al contribuente di sanare una serie di irregolarità relative all’esportazione di capitali all’estero pagando un’imposta straordinaria con aliquote sintetiche (comprensive di sanzioni e interessi) relativamente basse (nel 2009 l’imposta è stata pari al 5 per cento del valore delle attività scudate). Non c’era nessun tentativo di recuperare le imposte eventualmente evase sui redditi che avevano generato i capitali irregolarmente detenuti all’estero. Al contrario al contribuente che aveva regolarizzato capitali frutto di evasione fiscale era garantito uno “scudo” da opporre a eventuali futuri accertamenti. Inoltre, lo “scudo” consentiva al contribuente di mantenere l’anonimato rispetto all’amministrazione finanziaria.
Questi due elementi sono assenti nella proposta di voluntary disclosure attualmente in discussione in parlamento, che si basa invece su una “confessione piena” da parte del contribuente e sull’accertamento delle basi imponibili eventualmente evase.

PERCHÉ ORA?

Negli ultimi anni, i programmi di voluntary disclosure sono stati adottati da un numero crescente di paesi, compresi quelli maggiori industrializzati (Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti). Anche l’Ocse ha promosso queste politiche formulando delle linee guida. (1)
Le ragioni fondamentali di questa diffusione sono sostanzialmente due. La prima è la necessità di accelerare il recupero del gettito perso a causa dell’evasione per far fronte alle necessità di consolidamento dei conti pubblici.
La seconda è il radicale mutamento che sta avvenendo al livello internazionale nello scambio di informazioni. L’impulso fondamentale è venuto dagli Stati Uniti con il Foreign Account Tax Complicance Act (Facta) che obbliga le istituzioni finanziarie estere a comunicare alle autorità fiscali statunitensi le informazioni sui conti esteri detenuti da clienti americani, pena l’applicazione di una ritenuta del 30 per cento su tutti i redditi di origine statunitense percepiti dagli intermediari.
La svolta americana ha dato grande impulso all’iniziativa dell’Ocse, che lo scorso gennaio ha pubblicato un common reporting standard per lo scambio automatico di informazioni fiscali. Quarantaquattro paesi, fra cui l’Italia, si sono impegnati ad adottare lo standard Ocse entro il 2017. Sembra quindi consolidarsi un modello in cui lo scambio di informazioni fra amministrazioni fiscali non è più volontario, bensì automatico. Le amministrazioni nazionali possono quindi sfruttare la minaccia di una maggiore capacità di accertamento per convincere i contribuenti a regolarizzare le proprie posizioni evitando i costi generati dall’accertamento e dal contenzioso.

LA VIA ITALIANA ALLA VOLUNTARY DISCLOSURE

I programmi di voluntary disclosure sono efficienti se consentono di giungere ad accordo con il contribuente evitando i costi relativi all’accertamento e al contenzioso. Come osserva l’Ocse, per raggiungere questo obiettivo i programmi devono individuare un difficile equilibrio fra la necessità di fornire sufficienti incentivi all’emersione e l’esigenza di non premiare o incoraggiare l’evasione. Un semplice condono (come lo scudo fiscale) fornisce un forte incentivo ad aderire, ma nella misura in cui premia chi ha evaso produce anche un forte incentivo a evadere in futuro, in attesa del successivo condono. Il risultato finale può essere un aumento temporaneo del gettito a costo di una riduzione strutturale delle entrate.
La difficoltà nell’individuare tale equilibrio è una delle ragioni degli intoppi che il provvedimento ha incontrando nel percorso parlamentare. In effetti, la norma sulla voluntary disclosure era già contenuta nel decreto legge n. 4 del gennaio 2014, ma la Commissione finanze l’aveva stralciata durante l’esame del provvedimento, ritenendo che la formulazione originaria non fosse particolarmente attraente soprattutto per i piccoli patrimoni.
Il testo licenziato dalla Commissione la scorsa settimana tenta di bilanciare i diversi incentivi, agendo soprattutto sulle sanzioni penali. Si inaspriscono le sanzioni in caso di evasione, attraverso l’estensione del reato di riciclaggio ai casi di reimpiego di denaro sottratto al fisco (cosiddetto autoriciclaggio). In altri termini, chi commetterà una violazione penale tributaria dovrà rispondere sia del reato tributario sia di quello di riciclaggio. Ad esempio, nel caso di dichiarazione infedele che comporti un’imposta evasa superiore ai 50mila euro, il contribuente rischierà da uno a tre anni per il reato tributario e dai due agli otto anni di reclusione per il reato di riciclaggio.
L’inasprimento delle sanzioni è stato però accompagnato da un aumento degli “sconti” in caso di collaborazione volontaria. Il contribuente che dichiari spontaneamente al fisco i capitali irregolarmente detenuti all’estero vedrà ridotte le sanzioni relative alla frode fiscale a un quarto, con la possibilità che la pena carceraria sia convertita in una multa, e non sarà punibile per il reato di autoriciclaggio.

FUNZIONERÀ?

Ma chi sono i destinatari della voluntary disclosure? La Banca d’Italia ha stimato che alla fine del 2008 l’importo dei capitali esteri non dichiarati e riconducibili a soggetti residenti in Italia fosse compreso in una forchetta tra i 124 e 194 miliardi di euro. (2) Questi dati, nonostante la loro aleatorietà, suggeriscono che l’entità dei capitali irregolarmente detenuti all’estero possa essere ancora consistente nonostante l’ultimo scudo fiscale del 2009 abbia portato alla regolarizzazione di circa 100 miliardi di euro. Il bacino dei potenziali destinatari del provvedimento è formato da chi non ha regolarizzato la propria posizione nel 2009 e da coloro che hanno commesso delle irregolarità successivamente a tale data.
Difficile fare previsioni sulle adesioni e sul possibile recupero di gettito. La voluntary disclosure segue una filosofia diversa dai condoni e punta non tanto sulla convenienza derivante dalle ridotte pretese del fisco, quanto sulla minaccia di un miglioramento delle capacità di accertamento e su un inasprimento delle sanzioni. Molto dipenderà quindi dalla credibilità della minaccia, in particolare dall’effettiva attuazione dei meccanismi di scambio di informazioni automatico fra autorità fiscali. […]

 

di – La voce

Leggi su: http://www.lavoce.info/rientro-dei-capitali-collaborazione-volontaria/

26 Giu

Voluntary disclosure, l’erba del vicino è sempre più verde?

n attesa della conclusione dei lavori parlamentari che, si auspica, dovrebbero concludersi con la introduzione nel nostro ordinamento della procedura di emersione dei capitali detenuti illecitamente all’estero e del “sommerso” detenuto in Italia e ben consci del fatto che si potrebbe trattare davvero dell’ultima spiaggia per chi intende regolarizzare la propria posizione usufruendo di premialità (quali la riduzione delle sanzioni e le esimenti penali), può essere opportuna una breve analisi delle modalità applicative dei programmi di emersione dei capitali esteri attuate in alcuni Paesi che hanno già fatto proprie le raccomandazioni degli organismi internazionali in primis quelle dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

In linea di massima gli obiettivi perseguiti dai diversi Governi sono il ricavo di un extra-gettito fiscale e l’inasprimento della battaglia contro i paradisi fiscali dando un forte segnale di legalità al mondo finanziario mondiale.

Negli Stati Uniti, ad esempio, per chi opta per la disclosure per redditi non dichiarati derivanti da conti correnti esteri sono assicurati profili premiali per quel che riguarda le implicazioni penali connesse all’emersione, ma occorrerà versare per intero le imposte evase oltre gli interessi. Inoltre le sanzioni di natura tributaria vengono ridotte dal 50% (misura ordinariamente applicata) al 20% delle imposte evase.

L’ Offshore Voluntary Disclosure Program è essenzialmente una procedura amministrativa, che non può avvenire in forma anonima, finalizzata alla riduzione delle sanzioni connesse alla mancata o irregolare compilazione del modulo equivalente al nostro quadro RW e la condizione per accedere al programma è rappresentata dal pagamento di tutte le imposte, in qualunque modo connesse agli investimenti esteri, secondo una logica che può essere considerata simile al nostro ravvedimento operoso.

Il Regno Unito ha optato per regimi di disclosure (New Disclosure Opportunity) caratterizzati dalla riduzione delle sanzioni amministrative al 10% (solitamente vanno dal 30% al 100% delle imposte dovute) e dalla non applicazione delle sanzioni penali.

L’esperienza inglese, a differenza di quella italiana, non colpisce il capitale ma il reddito proveniente da investimenti effettuati all’estero e mai dichiarati all’Amministrazione finanziaria. […]

 

di Stefano Loconte – Il Messaggero

leggi su: http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/voluntary-disclosure-confronto-internazionale/766624.shtml

05 Giu

Capitali all’estero, multe più basse per chi reinveste i fondi nell’azienda

Le bozze definitive sono ormai pronte. Negli ultimi giorni lo scambio di carteggi tra il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e la titolare dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, si è intensificato in vista del varo del pacchetto di interventi per le imprese. Il decreto, destinato ad arrivare in Consiglio dei Ministri al più tardi il 20 giugno, si chiamerà «Finanza per la Crescita» e introduce una serie di importanti novità. A cominciare dalle misure a favore di un rafforzamento patrimoniale delle imprese. Per incentivare il rientro di capitali all’estero, e non dichiarati, è previsto il pagamento delle imposte evase, con un’aliquota media del 27%, e una riduzione delle sanzioni. La condizione è che i fondi tornati in patria siano reinvestiti in azienda e lì mantenuti per almeno 5 anni (senza possibilità di distribuire utili).

L’obiettivo del provvedimento è assicurare una robusta iniezione di capitale nelle imprese. L’adesione alla cosiddetta regolarizzazione volontaria (voluntary disclosure ) include beni immobili, beni artistici, società, fondi e trust, oltre che i circa 300 miliardi di euro di liquidità che le stime di Bankitalia indicano essere detenuti all’estero illegalmente. La bozza aggiornata del decreto stabilisce che, per agevolare la voluntary disclosure , i professionisti e gli intermediari che affiancheranno i contribuenti avranno una sorta di scarico delle responsabilità relative alla consulenza e alla gestione del rimpatrio dei capitali. Il ministro Guidi ha anche insistito sulle misure in favore degli investimenti produttivi. L’indicazione è destinata a tradursi in una detassazione del 50% sugli investimenti aggiuntivi in beni strumentali e beni immateriali (tipo brevetti e software) a valere su Ires e Irap. […]

 

di

Leggi su: http://www.passionetecno.com/2014/06/05/capitali-allestero-multe-piu-basse-per-chi-reinveste-i-fondi-nellazienda-7250

05 Giu

Si sblocca la voluntary disclosure

La nuova veste della voluntary disclosure, nella versione rielaborata in Commissione, riparte dal testo del vecchio D.L. n. 4/2014, pur recependo alcuni aggiustamenti emersi in sede di confronto istituzionale.

Lo schema normativo, articolato in due proposte di legge (Causi per la maggioranza, che si aggiunge a quello del presidente della commissione Capezzone), introduce nell’ordinamento la disciplina della collaborazione volontaria in materia fiscale.
I soggetti che detengono attività e beni all’estero ed hanno omesso di dichiararli potranno sanare la propria posizione nei confronti dell’erario pagando le imposte dovute e le sanzioni (in misura ridotta). Per effetto della collaborazione volontaria sarà inoltre garantita la non punibilità per alcuni reati fiscali relativi agli obblighi dichiarativi.
Le proposte di legge intervengono sulle violazioni dichiarative commesse sino al 31 dicembre 2013, con possibilità di esperire la procedura fino al 30 settembre 2015.
Contrariamente alle indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, le modifiche proposte escludono l’ipotesi di forfetizzazione fiscale, con un intervento limitato alle sole sanzioni.
Tra le principali novità figura l’allargamento della copertura penale, con l’estensione della non punibilità da disclosure anche ad ipotesi fraudolente meno gravi.
In particolare, nei confronti degli aderenti alla procedura di regolarizzazione, si prevede l’esclusione della punibilità per i delitti di cui agli articoli 4, 5, 10-bis e 10-ter, D.Lgs. n. 74/2000, nonché una riduzione fino alla metà delle pene previste per i delitti di cui agli articoli 2 e 3.

Si prevede inoltre la riduzione delle sanzioni in misura pari alla metà del minimo edittale nelle seguenti ipotesi:

a) se le attività vengono trasferite in Italia o in Stati membri dell’UE (o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo); ovvero

b) se le attività trasferite in Italia o nei predetti Stati erano o sono ivi detenute; ovvero

c) se l’autore delle violazioni, fermo restando l’obbligo di eseguire gli adempimenti ivi previsti, rilascia all’intermediario finanziario estero presso cui le attività sono detenute l’autorizzazione a trasmettere alle autorità finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attività oggetto di collaborazione volontaria (allegando copia controfirmata di tale autorizzazione).

Nei restanti casi, la sanzione è determinata nella misura del minimo edittale, ridotto di 1/4. […]
di Redazione IPSOA